• CRONACA

    IL DPCM FERMA LA CULTURA

    Cinema chiusi

    Con la cultura non si mangia, disse qualche anno fa Giulio Tremonti.

    Affermazione pericolosa ma che si è dimostrata drammaticamente profetica, con l’ultimo DPCM che spegne le luci e chiude i sipari con la cultura (purtroppo) non si mangia più.

    QUANTO VALE IL SETTORE IN ITALIA?

    4,7 miliardi di euro, a soffrire non sono le star ma le tante persone che calpestano nel buio le strade della cultura.

    Sono quasi 400.000 e per loro non serve Instagram, non basta Facebook, troppo pochi i caratteri di Twitter.

    Una ferita profonda che priva cittadini persi nel timor-panico della pandemia del potere salvifico del sogno, della possibilità d’immaginare un altro da sé, di godere di quell’immediato svanire che grida bellezza.

    Scrive Mario Martone su Repubblica “ci ha pensato il contagio a riportare la tragedia tra di noi, contrapponendo le ragioni dell’economia a quelle della salute. Si dice tragico, infatti, un dilemma in cui si danno due ragioni contrapposte, come quelle che contrappongono Antigone a Creonte, e il luogo dove si prova a sciogliere questo nodo è il teatro. Il teatro non riguarda gli artisti e i lavoratori dello spettacolo (i cui diritti pure vengono calpestati in questo momento), riguarda tutti. Il teatro, l’opera, e dal secolo scorso anche il cinema, sono necessari non meno della scuola perché servono, come la scuola, a far luce nelle menti, e quelle degli adulti non ne hanno bisogno meno di quelle dei ragazzi, ed è senza luce che si sprofonda nel buco nero. Il tempo che si passa a teatro o in una sala cinematografica è tutt’altro che libero, al contrario, può essere impegnativo come un lavoro, anche se si tratta di una commedia che mentre ci impegna ci diverte. Riusciamo più a considerare questo impegno come un valore e, soprattutto, come una liberazione? Forse è troppo tardi. Quello che mi ha avvilito profondamente, più che le varie bozze del dpcm, è il modo in cui queste sono state state comunicate tra sabato e domenica, dai giornali ai social alla televisione. Ristorazione in primo piano, poi palestre, piscine, sale giochi. La chiusura dei cinema e dei teatri? Relegati con due righe in fondo, come elementi accessori, di nessun interesse per la maggioranza della popolazione. Questo siamo diventati. Ma oggi dà coraggio la forte e unanime reazione di tutti i protagonisti dello spettacolo italiano: speriamo che sia l’inizio di una nuova consapevolezza.” https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2020/10/26/news/martone-271946831/?ref=RHTP-BH-I271771718-P1-S4-T1

    LE PROTESTE DELLE ASSOCIAZIONI

    Il presidente dell’AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, Carlo Fontana, ha inviato una lettera all’indirizzo del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini:

    “Facendo seguito alle fitte interlocuzioni intervenute nella giornata di ieri con il Ministro Franceschini, che ringraziamo per lo sforzo compiuto in queste ore per addivenire a conclusioni differenti, esprimiamo la nostra contrarietà, insieme a larghissima parte dell’opinione pubblica, rispetto alla ipotesi prevista nel DPCM in merito alla sospensione delle attività dei teatri, dei cinema e dei luoghi di spettacolo.

    Come evidenziato dai dati di una ricerca da noi effettuata e trasmessa alle Istituzioni ed agli organi di informazione, i luoghi di spettacolo si sono rivelati tra i più sicuri spazi di aggregazione sociale.

    Riteniamo, pertanto, che la misura prevista sia ingiustamente penalizzante rispetto al nostro settore. Sono stati siglati accordi e protocolli a livello territoriale ed a livello nazionale con le Organizzazioni di categoria per garantire la salute e la sicurezza e tutte le imprese del comparto si sono adeguate assumendosi onerosi investimenti per elevare il livello di prevenzione sia per i lavoratori che per gli spettatori.

    Pertanto, riteniamo che vi siano i presupposti affinché i teatri, le sale cinematografiche e da concerto siano escluse da provvedimenti restrittivi, alla luce di dati oggettivi che siamo pronti a dimostrare nelle sedi opportune. Una nuova chiusura delle attività del settore comporterebbe un colpo difficilmente superabile ed una drammatica ricaduta sulle decine di migliaia di lavoratori ed artisti, già al limite del sostentamento a causa del crollo del reddito. Si tratterebbe di una scelta devastante per l’intero Paese”.

    Associazione 100autori

    “In un momento in cui si sta tentando di tenere teso il filo tra gli spettatori e i cinema e i teatri, grazie allo sforzo per garantire la massima sicurezza delle sale, la notizia della sospensione è un colpo che può diventare mortale. Il mondo dello spettacolo aspettava e aspetta di essere protetto e tutelato”, afferma il regista Roberto Andò, portavoce dei 100autori.

    Sappiamo benissimo che di fronte a un’emergenza sanitaria di questa portata ognuno deve fare la sua parte. Noi lavoratori dello spettacolo la nostra parte l’abbiamo fatta rispettando rigorosi protocolli sui set e durante le prove, limitando le entrate nei teatri e nei cinema e obbligando i nostri spettatori ad indossare la mascherina per tutta la durata degli spettacoli.

    Troviamo inaccettabile soprattutto che di fronte a dati scientifici e statistici che li descrivono come i luoghi più sicuri, vengano chiusi cinema e teatri. Come si è dimostrato nei dati prodotti dall’Agis, il rischio di contagio in sala è pressoché nullo e ci poniamo quindi una domanda di buon senso: perché chiudere quei posti dove si sta distanziati, in silenzio e con la mascherina?

    CON IL DPCM CHIUSI CINEMA E TEATRI