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PER AVERE SUCCESSO “NON LEGGETE LIBRI, FATEVELI RACCONTARE”

Il Capolavoro di Bianciardi torna in libreria

“Il genio, diceva Oreste del Buono, è inutile, ingombrante nella nostra stupida società. Magari dannoso, perché non rispetta il sacro dei luoghi comuni, di destra e di sinistra.”
Se davvero esiste la categoria dell’intellettuale dannoso, irreverente, provocatorio, un posto d’onore spetta di diritto a Luciano Bianciardi.
Toscanaccio anarcoide, nasce a Grosseto nel 1922. Consuma gli anni della giovinezza tra guerra, un posto da professore di filosofia e l’incarico di Direttore della Biblioteca Chiellana di Grosseto, qui lancia un progetto che oggi verrebbe venduto come originale e santificato via social, il “Bibliobus”, un furgone che portava i libri nelle campagne.
Nel 1954 scende da un treno alla stazione di Milano, sta per nascere la casa editrice Feltrinelli, una bella sfida per un divoratore di libri.
L’esperienza durerà poco, conformismo e orari di lavoro non lo esaltano, si lasceranno con reciproca soddisfazione.
Traduttore indefesso (120 libri in 18 anni) passa alla scrittura, con il suo capolavoro ” La vita agra” schernisce l’Italia del boom economico.
Il libro vende, tanto, agro diventa un aggettivo modaiolo, ” invece di mandarmi via da Milano a calci nel culo, come meritavo, mi invitano a casa loro, finirà che mi daranno uno stipendio per fare l’arrabbiato”
Per Bianciardi il successo è solo ” il participio passato di succedere” rifiuta una collaborazione fissa con il Corriere della Sera di Indro Montanelli, troppo borghese per chi voleva solo fare il guastafeste.
Nel 1967 pubblica sul settimanale ” ABC” un piccolo gioiello che sembra scritto oggi ” Non leggete libri, fateveli raccontare”. Ripubblicato in questi giorni da Neri Pozza, con una godibilissima introduzione di Pino Corrias (già autore di “Vita agra di un anarchico-Feltrinelli) è un caustico manuale dedicato ai giovani che vogliano percorrere la gloriosa carriera dell’intellettuale, c’è solo un piccolo requisito da rispettare: che siano totalmente privi di talento.
6 lezioni, per chi non solo non sa scrivere ma non ne ha neanche voglia, un pratico pamphlet per chi ha un solo desiderio: quello di arrivare, per chi non si rassegna a passare la vita dietro uno sportello di qualche ufficio periferico.
Consigli pratici, tipo frequentare corsi universitari nuovi, indefiniti ma reputati seri e originali, tenersi sempre sul vago, presentarsi sempre scattanti e riposati, usare le segretarie degli altri e soprattutto mai formarsi, perché basta informarsi
Per fare carriera meglio non leggere libri, meglio farseli raccontare. Una lezione che i giovani ego-social patici hanno introiettato, ma tanto non lo sanno

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