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PROIETTI: UN GRANDE ARTISTA CHE NON PIACEVA AGLI INTELLETTUALI

In una celebre poesia Majakovskij inorridiva al pensiero di un monumento eretto in suo onore “Ho in odio ogni sorta di vecchiume, adoro ogni sorta di vita”
Un monumento da vivo che invece avrebbe meritato Gigi Proietti, un grande artista, dimenticato dal cinema, poco coccolato dal teatro istituzionale, spesso deriso dalla critica colta.
E’ già passato un anno da quel maledetto 2 novembre quando, con l’ultimo sberleffo, nel giorno dei Morti si prendeva, ancora una volta, gioco della vita
Non servono i tanti applausi senza rumore, i panegirici studiati a favore di telecamera, le lacrime interpretate con le giuste pause, i retorici maestro, genio, riempiti da sbadigli compiacenti.
Se esiste qualcosa oltre il sipario sarà possibile vedere il sorriso ironico di Proietti verso quei tanti finti intellettuali che lo denigravano, quelli che in pubblico citano sempre Sartre, Camus e Marcel Proust anche se non ne hanno mai letto una riga, quelli che lo definivano solo un bravo barzellettiere.
Sono sicuro che guardandoli il buon Proietti avrebbe chiuso il discorso con la sua citazione colta “Nun me rompe er ca..”

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